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mercoledì 14 luglio 2010



Riporto un articolo tratto da Repubblica.it e vi ricordo, mentre leggete e riflettete, che Berlusconi è un amico di Gheddafi, con il quale, l'Italia di Berlusconi e Frattini ha siglato un accordo: se si vede un profugo in mare, lo si manda in Libia. Dove c'è il profumo di soldi e potere, tutto è permesso. Dove c'è il profumo di soldi è potere, è lecito sbarazzarsi di ostacoli, anche se sono disperati in fuga. Questo è il motto dei berlusconiani.



La fuga. "Era l'alba del 10 marzo 2007 quando ho dato l'ultimo bacio a mia moglie e al piccolo Mohamud, che aveva due mesi allora. Sono salito su un pulmino con altre nove persone e abbiamo cominciato a correre verso l'Etiopia. Ad Addis Abeba siamo arrivati dieci giorno dopo, dove mi sono fermato per altri 20 giorni per lavorare e mettere insieme un po' di soldi per continuare il viaggio. Quindi - racconta ancora Yonis - nuova partenza, questa volta verso il Sudan. A Khartum sono rimasto quasi un mese, 28 giorni per l'esattezza, sempre per racimolare altre risorse per continuare il viaggio. Ma proprio da Khartum stava per cominciare la parte più terribile della mia esperienza. C'era da attraversare il Sahara, a bordo di un camion pieno zeppo, 3000 chilometri di inferno, con l'acqua e il cibo che ad un certo punto non c'erano più". Varcato il confine libico, è possibile fare due tipi di incontri. Si può essere accolti dalla polizia vera, oppure da falsi poliziotti. In tutte e due i casi, i giorni che seguiranno quell'incontro non saranno facilmente dimenticabili. Yonis ha avuto la "fortuna" di finire nelle mani di veri poliziotti che, senza neanche chiedergli il nome o altro, lo hanno ammanettato e sbattuto in galera, nel carcere di Kufra, la prima città libica dopo il confine. "Anche qui - prosegue il racconto di Yonis - posso dire di aver avuto fortuna, perché anziché finire nelle celle sotto terra, mi hanno sistemato in quelle seminterrato. Uno stanzone di 6 metri per 5 dove c'erano già una cinquantina di persone. Niente bagno, niente servizi igienici, meno che mai letti. Sono rimasto lì dentro per sei mesi e per sei mesi ho dormito seduto accovacciato, con il viso premuto sulle ginocchia. La sveglia del mattino era a base di frustate con i fili elettrici o con le bastonate. Così, senza una vera ragione. Era solo il loro modo di svegliarci. Dopo sei mesi di questa vita hanno cominciato a dire in giro che per uscire bastava sborsare 500 dollari. Io non avevo più nulla e così mi hanno offerto l'occasione di lavorare pulendo il carcere, per guadagnarmi, tra una bastonata e l'altra, il diritto a uscire. Così è stato, alla fine, dopo altri 5 mesi di lavori forzati e botte su botte continue, senza ragione". L'odissea di Yonis continua a Tripoli, capitale della Libia, dove il giovane giornalista somalo arriva pagando 500 dollari (una tariffa evidentemente fissa nel sistema di corruzione della polizia libica). Qui rimane un altro anno facendo i lavori più disparati: l'agricoltore, il facchino, il lavaggio delle macchina, ma sempre con l'incubo di incontrare qualche poliziotto, vero o fasullo, tanto faceva lo stesso, che lo risbattese in galera. "E' stato un anno di tensione continua, sempre a scappare, a nascondersi come un topo, con sulla pelle ancora il bruciore delle botte subite in carcere". Alla fine ecco il giorno della partenza. "Ci siamo imbarcati a Tripoli e dopo una settimana siamo sbarcati a Siracusa, quando però ancora non erano entrati in vigore i respingimenti del governo, d'accordo con quello libico, che oggi impedisce a chi ha titolo di chiedere asilo politico anche solo di poter entrare in contatto con le autorità italiane". Oggi Yonis e altri giovani come lui, vive a Caltagirone, dove lavora saltuariamente, ma dove ogni mese deve pagare 200 euro d'affitto per una stanza, con un letto, un bagno, ma che non ha la luce. "Quella, se voglio, la pago a parte", ha detto

martedì 30 marzo 2010

ERA OVVIO

Volevo scrivere dei miei timori prima delle elezioni. Ma non l'ho fatto per paura di dovermi smentire.
Invece, le mie paure erano azzeccate. Anzi, direi che erano certezze.
Era certo che il panorama politico italiano non si sarebbe modificato.
Berlusconi, il magnate che è entrato in tutti i "buchi", soprattutto in quello dei cervelli degli italiani, ha vinto. Ho meglio, è rimasto al potere. 
Non è servito a nulla presentare agli italiani i retroscena del suo sguazzare (lui stesso si è definto paperon de' paperoni, definendo gli altri banda bassotti). Non è servito a nulla mostrare a tutti, con tanto di carte e testimonianze alla mano, i suoi modi monarchici e tirannici con cui usa istituzioni e trasmissioni.

Non è servito mostrare il suo uso paternalistico della censura, il suo uso strumentale della famiglia e delle questioni "etiche", sostenuto da una chiesa moralistica che difende interessi, non certo la vita, perché la vita in mano a uno stato mafizzato è un aborto assicurato. 

A proposito, una nota per la Chiesa Vaticana: nei dieci comandamenti c'è scritto non uccidere ( e quindi non uccidere nemmeno il bambino nella pancia), ma ce ne sono altri nove da rileggere: non rubare, non testimoniare il falso, non commettere adulterio, amare il prossimo, chiunque esso sia, anche immigrato, amare il Signore con tutto,  non farsi idoli quali il denaro,  né tantomeno servirli, non usare il nome "dio" e collegati per il proprio odiens. Il Pdl per mezzo del suo nano e dei suoi alleati li hanno violati tutti, loro che si fanno portatori della tradizione cristiana dell'Italia. Da vomito. 

Non è servito far vedere, senza togliere né aggiungere niente, tutte le leggi fatte e pensate per proteggere la sua persona, i suoi scagnozzi e i suoi affari. Non è servito a spiegare agli italiani i suoi contatti, e quelli dei suoi alleati, con mafia e camorra. Non è servito far vedere come il nostro offende le persone, lui re nano del partito dell'"amore". Non è servito a mostrare, infine, il suo disprezzo morale per la donna e per il popolo di Gaza.
Perché, mi chiedo. Non ci sono che due spiegazioni.

Domandiamoci: chi abbiamo visto in TV sbraitare a destra e a manca? Chi abbiamo visto tutti i giorni, a pranzo, cena, di notte, lanciare giudizi e epitteti contro le istituzioni? Chi abbiamo visto inscenare delle parti ridicole di perseguitato, di invidiato, di uomo "dell'amore"? Chi abbiamo visto in TV impaurire gli italiani sugli immigrati? Lui e solo lui. Ormai tutto è suo.

Solo la TV della notte non lo è, la TV che nessuno guarda. E non ci facciamo illusioni. La gente normale guarda la TV. La gente normale, quella dominante, quella che vota questi signori, guarda la TV, non legge i blog, non legge libri, non ha voglia di parlare con calma, non ascolta. Da una parte li giustifico: o non hanno mai incontrato chi li avrebbe potuti prendere per le spalle, o sono così stressati dai problemi della sopravvivenza che manco badano a quello che fanno; o addirittura sperano in un futuro materiale personale da questi signori.

E infiene, la Lega. Non so davvero commentare. Un partito razzista e xenofobo, nonché costituito da autentici matti (vedi Borghezio) e esaltati, che usano metodi da ghestapo, come ha fatto a entrare nella testa degli italiani? 

Dobbiamo iniziare davvero qualcosa di nuovo e sperare che le generazioni future siano più sagge di questa, perché, sinceramente, credo che questo periodo finirà fra 20 anni, cioè quando tutti gli adulti di adesso saranno morti. Noi possiamo continuare a combattere non per il presente, ma per un presente futuro, per i nostri figli. Per amore dei nostri figli, se loro vorranno seguire le nostre orme.  

domenica 21 marzo 2010

FACCETTE ANNERATE, DI DELUSIONE

Si ha sempre meno tempo a scrivere, di questi tempi, che il pane è sempre più difficile trovarlo. E devo essere proprio matto se ancora perdo tempo a commentare i fatti italiani.

Dovrebbero commentarsi da soli, almeno per gente dotata del coraggio di ragionare. Del senso del gusto.
Come sapete, dopo la figuraccia del nostro duce-pinguino  Berlusconi e dei suoi seguaci, ieri a Roma siamo stati spettatori di una parte d'Italia ancora capace di andare dietro a questa gentaglia che ci governa. Il corteo di salamelecchi cantava "faccetta nera".
Commentiamo i loro patetici slogan.
"L'amore vince sempre sull'odio".
Oggi come oggi, ogni parola è un malinteso. Io dico "amore" e tu pensi a un'altra cosa. Io dico libertà e tu pensi a un'altra cosa ancora. Passavo per la strada e c'era un negozio roseo con la scritta "love community plaza". Penso che immaginiate tutti cosa sia. Un bordello, con pure la Visa e MasterCard.
Ma questi tizi cosa intendono con amore? Secondo loro, anzi secondo quello che vogliono far credere ai loro elettori, la giustizia - a cui gridano i recenti fatti di corruzione, associazione mafiosa di parlamentari e politici, scandali in appalti, eccetera- non è altro che "odio" e "invidia" di tutti quelli che non seguono il gregge drogato del Pdl. Secondo loro il chiedere giustizia è una forma d'invidia. Incazzarsi sulle leggi scudo di questo branco di porci che guadagnano fiumi di euri al mese - mentre c'è in Italia chi non sa come campare i figli -non è chiedere giustizia, è "invidia". Ricordate quella canzonetta di Iannacci, "le nostre lacrime fan male al re"? Ho detto tutto.
L'amore vince sull'odio. Ma che razza di presa per gli zebedei è mai questa? L'altro ieri leggevo che quei grassi pazzi a piede libero dei leghisti distribuivano sapone per lavarsi le mani se si entra in contatto con uno straniero! Peccato, che la regola non vale per tutti i calciatori milionari stranieri che sono in Italia. Per non parlare delle soubrette-escort-tv: lì si può toccare, e i pdellini ne sanno qualcosa (non ti preoccupare Berlusca: NON SIAMO PER NIENTE INVIDIOSI!). I pomodori e la salsa della sua bella lasagna, Borghezio (un fuori di testa totale!) non sa che vengono dalle mani sporche di poveri cristi umiliati e offesi che lavorano nei campi. Non mi meraviglio che i pazzi siano al parlamento. Prima avevamo anche delle attrici pornografiche, viste addirittura di buono occhio. Mah.
"Siamo il popolo di uomini e donne che amano la libertà". 
Di quale libertà stanno parlando? Si è visto come viene gestita la libertà di espressione: il premier-pinguino prende il telefono, chiama quello della RAI che se la fa sotto (senò perde le sue settimila tredicesime) e subito i vari annozero e talkshow controcorrente vengono chiusi con le pièù risibili giustificazioni. Ah Ah Ah! Secondo il saggio-incipriato della montagna di Montecitorio, il siculo-esperto di Costituzione, Angelino Algano, intercettare il premier sarebbe una violazione dell'articolo 15 della Costituzione.
La loro libertà: libertà di rubare, di andare a puttane con i soldi pubblici; di manovrare appalti; di elargire tangenti; di appoggiare stati assassini come Israele; di dire balle al popolo che manco se ne frega più; di sputare sugli stranieri, tranne quelli che giocano nel Milan; di fare accordi misteriosi con la gerarchia vaticana. Bene. Questa è libertà?


giovedì 11 febbraio 2010

TELENOVELA A PUNTATE: QUANDO L'ULTIMA?

Dobbiamo, purtroppo, aspettare che la telenovela, la tv-serie, la commedia di "natale" a puntate, protagonista unico e indiscusso, silvio berlusconi, si concluda con l'ultimo atto di madre natura.

Noterete che ho messo in minuscolo il nome del duce-protettore-di-puttanieri-e-corruttori, visto che ormai egli rappresenta non più un nome proprio di persona quanto un nome comune di un gruppo di persone, nonché un nome comune di una mentalità che si è diffusa come il veleno nell'Italia. È la mentalità basata su un fatto unico in Italia.
Vi riporto, per commentarlo, l'intervento del dux-beato a proposito dell'ennesimo caso di corruzione ai danni dello Stato che vede incriminato anche il neo protetto (a suo malincuore spero) Bertolaso:

Anche una azienda piccola può fare benissimo i lavori, e li ha fatti benissimo. Non vedo dove sia lo scandalo, non capisco questi pm - continua il premier - Se una persona opera bene al 100% e poi c'è l'1% discutibile, quell'1% deve essere messo da parte. Mi sembra una cosa di buon senso che è difficile non capire". Una tesi che il Cavaliere rafforza con una certezza: "Se uno mette il telefono sotto controllo per due anni si alzi in piedi chi pensa che non possa uscire qualcosa di scandaloso". E comunque, "non si tratta di reati ma di qualcosa inerente alla sfera privata

L'1% a cui si riferisce il nostro mazinga è l'imbroglio "gelatinoso" impastato da imprenditori e funzionari pubblici in alcune opere (G8, Olimpiadi del nuoto a Roma, eccetera).
Come dire: se per costruire autostrade, ponti e palazzine devo far fuori il giudice Pinco Pallino con una tonnellata di tritolo, cosa vuoi che sia? Si è sanzionata la legittima difesa per tutti i criminali che potranno invocare questo metro presidenziale: basterà opportunamente scegliere le quote percentuali e far ricadere nell'1% tutto ciò che prima era illecito.
Se qualcuno commette un reato (non stiamo parlando di quello strano 1% a cui si riferisce sua eminenza paperon de' paperoni, ovvero i festini lussuoriosi che rispecchiono l'andazzo dei gusti propinato da tv, show, micro-notiziari a base di deretani, comici, internet, cinema italiano), in Italia, e forse anche nella Russia di Putin, emerito amico di merenda del nostro, non viene condannato il reo (confesso) ma il giudice che imputa il reato. Strano caso! La cosa grave è che questo stato di cose non è più l'eccezione, ma la regola. Ancora più grave è che esista ancora un "popolo", quello dell'amore, come lo definisce il dux-spara-minchiate, che lo sostiene, anzi lo osanna e lo segue. Ma voglio sperare che si tratti solo del popolo dei picciotti, dei compari, clan ristretto di disgraziati e di ricconi perditempo. Speriamo che sia così.
Mi chiedo, tuttavia, se la rinascita di questo Paese si possa fare ancora a colpi di blog, di opinioni che forse mangiano tempo ad altro. Occorre non un opinionista, né un polemista, né un giornalista. Occorre un popolo nuovo.

sabato 24 ottobre 2009

Berlusconismo

Ho deciso di cambiare il nome del blog.
Da Comitato di Liberazione Italia da Berlusconi, l'ho tramutato in
Comitato di Liberazione Italia da Berlusconismo.
La motivazione è che vogliamo essere misericordiosi: si punta il dito contro il peccato non contro il peccatore (anche se ahimé, in questo caso, il detto non funziona in toto).
Possibile definizione:
Berlusconismo: corrente politico-culturale incentrata sull'uso dello Stato come una meretrice, l'uso del cittadino quale potenziale sostenitore del proprio impero e dei propri appetiti. Il raggiungimento degli obiettivi del berlusconismo si fonda sul pragmatismo: ogni compromesso è valido purché assicuri il potere. Basta scusarsi in TV, o smentirsi, o dire a tutti che si è d'accordo. L'importante è mantenere lo status quo. Soprattutto, assicurare il denaro, perché con il denaro si compra tutto.

mercoledì 27 maggio 2009

Copia e incolla

Solo per una volta, sono d'accordo con il giornalista di Repubblica.
Leggetivi l'articolo qui

domenica 9 novembre 2008

Obama e noi

Riceviamo e pubblichiamo

"Il 4 novembre, con il suo voto che ha eletto Barack Obama, il popolo degli Stati Uniti ha dato un poco di
speranza al proprio Paese e un regalo al mondo, di fronte agli immensi problemi causati dagli otto nefasti
anni di governo del presidente George W. Bush, la cui eredità è quella, ancora oggi, della guerra in Iraq,
della violazione dei diritti umani e civili, della trasgressione programmata delle convenzioni internazionali
circa i prigionieri di guerra, della istituzionalizzazione della tortura, dell’imposizione di misure unilaterali in
contrasto con ogni sistema di organizzazioni multilaterali, della prepotenza in disprezzo della diplomazia,
del disinteresse completo nei confronti dell’ambiente e di una crisi economica le cui conseguenze sono in
corso. Adesso, toccherà ad Obama, che avrà a proprio favore anche la maggioranza del Senato e della
Camera, conservare la speranza del suo Paese e garantire al resto del mondo ciò che ha promesso
(come, per esempio, prendere posizione nel fulcro di tutti i conflitti, quello tra Israele e la Palestina, favorendo
la spartizione di Gerusalemme).
Certamente, Barak Obama non profilerà una rottura netta con la storia di Bush, anche perché prenderà
potere il prossimo 20 gennaio (e questi due mesi e mezzo potranno fare cambiare molte sue promesse,
quando non ci trovassimo, addirittura, di fronte all’insorgere di nuove e più gravi guerre e di immense crisi).
Ma, a parte ciò, essendo ovvio che Obama non vorrà che il potere degli Stati Uniti all’estero diminuisca, egli
non profilerà dunque una rottura con la storia di Bush, né, tantomeno, con la storia dell’imperialismo statunitense
nel mondo; e, forse, egli non sarà neppure di una grande discontinuità politica reale, che vada oltre
il superamento pragmatico dei mille fallimenti di George Bush. Ma, almeno oggi, possiamo gioire per tre
motivi.
1. L‘elezione del figlio di un migrante (uomo nato nelle Hawai, discendente di padre keniano e di madre
statunitense), e di un migrante di pelle nera, alla presidenza degli Stati Uniti, testimonia che i muri, i confini
e i pregiudizi possono essere abbattuti, che la cultura della discriminazione, della gerarchia, delle élites e
del razzismo può essere spezzata e che i migranti, gli emarginati e gli sfruttati hanno davvero pari diritti.
Certamente, fino a oggi e nei suoi programmi, Obama non ha dato particolare valore alla rottura di queste
barriere, non dandole contenuto politico; ma è fuori dubbio che i discriminati e gli sfruttati, negli Stati Uniti e
non solo, possono trarre un motivo di speranza e di orgoglio per continuare il cammino.
2. Dopo averlo eletto due volte (una con brogli), il popolo degli Stati Uniti si è ravveduto (e speriamo che sia
un segnale di ravvedimento di tutto il pianeta, in particolare della nostra Italia), abbandonando la strada di
Bush, l’uomo dei brogli, dei golpe, della tortura, delle guerre e dell’ignoranza al potere, il quale ha così
terminato il suo mandato come uno sconfitto, un ridicolo e un impresentabile.
3. Ma questa non è una denuncia storica soltanto nei confronti di George Bush, che passerà alla storia
come il peggior presidente degli Stati Uniti, ma anche nei confronti dell’immorale e inefficiente, oltre che
criminale, sistema neoliberale, la più nefasta macchina di discriminazione, di sperequazione, di inquinamento
e di ingiustizia sociale al mondo. I neoconservatori del fondamentalismo protestante erano ancora
convinti di avere il diritto di dominare il mondo con il loro capitalismo neoliberale, quello della sfrenata legge
di mercato, cioè della legge del più forte (per la quale, è eticamente giusto far affondare il pianeta nella
precarietà).
Ecco, gli Stati Uniti ci sono un po’ riusciti. In Italia, invece, governa ancora un uomo vecchio di idee, con tali
ombre che è opportuno tacere, per non essere denunciati dalla DIGOS o non essere costretti a trangugiare
olio di ricino (e con quali compagni di ventura: i Gasparri, i Calderoli, i Brunetta e così via). Alle prossime
elezioni, dobbiamo batterlo noi!"
Per maggiori info, PPL

giovedì 4 settembre 2008

Giochi di parole

Berlusconi ha ampliato Arcore e acquistato una villa sul lago di Garda.
In compenso, ci saranno piu' tasse per luce , gas , acqua, benzina, libri, pane.
C'è chi può e chi non può. Noi l'abbiamo fatto potere.

lunedì 28 luglio 2008

Volare


Il guaio piu' grosso che poteva capitare all'Italia e' avere voluto a tutti i costi i voti della Lega. Berlusconi e' proprio un vero uomo d'affari.
I suoi affari non vanno piu' in la' del suo ego. Se lo scopo era il potere a tutti i costi ci e' riuscito, anche se adesso ci ritroviamo con personaggi come Borghezio seduti addirittura al parlamento europeo. Questi leghisti nati quasi ai margini del serio dialogo politico, sostenitori fanatici di una Padania a lor dire succube di schiavitu' paragonabili a quelle di William Wallace, amanti del vaniloquio e soprattutto della parola abusatissima di liberta'. Parlano di liberta', quando la negano agli altri. Esempio, se Borghezio e Calderoli si possono permettere di schiaffeggiare l'Islam o i ragazzini extracomunitari, come se tutto fosse uno show, se la prendono poi se Ryanair mette la foto del loro "martire" sul sito della compagnia aerea. Unico sgarro da parte loro, l'aver usato l'immagine di Bossi per far pubblicita' alla compagnia. D'altra parte, non e' che nell'avviso pubblicitario si dicessero menzogne: il governo italiano sostiene Alitalia e se ne frega dei passeggeri. Prima delle elezioni, Alitalia era dichiarata fallita. Ma all'improvviso sono spuntati 300 milioni di euro di prestito ponte. Mah.
Con i leghisti non si puo' ragionare. E' la stessa cosa che si diceva con i fascisti.
Odiano il diverso, osannano e confondono la gente con un'immagine distorta della loro stessa terra. Vorrei davvero dare alla Padania tutta questa osannata autonomia. Vorrei davvero svuotare la Padania di tutti gli extracomunitari o gente del sud che lavoro sodo in Padania e vedremo come la Padania va avantil.
Berlusconi non si esprime piu' di tanto su questi personaggi. Addiritttura, ha detto che Bossi e' un uomo pieno di razocinio.Strano, nell'ultimo comizio, Bossi ha detto che Pirandello e Verga non valgono un'acca e che bisognerebbe studiare solo Cattaneo, ovviamente impartiro da insegnanti del nord.

martedì 8 luglio 2008

Altro che film!



Avete sentito cosa dice Cossiga in un'intervista al Corriere?
Cose da pazzi!
Secondo lui, che di ruoli politici ne ha occupati tanti e forse troppi e che dunque di cose dietro le quinte ne sa molte, la Cia, ovvero gli USA, ovvero i nostro "amici", contribuirono alla disgregazione del vecchio sistema politico italiano, quello, per intenderci, fondato sulla DC.

Riporto un pezzo dell'intervista:
Qual è secondo lei la vera genesi di Tangentopoli? Fu un complotto per far cadere il vecchio sistema? Ordito da chi? Di Pietro fu demiurgo o pedina? In quali mani?
«Credo che gli Stati Uniti e la Cia non ne siano stati estranei; così come certo non sono stati estranei alle "disgrazie" di Andreotti e di Craxi. Di Pietro? Quello del prestito di cento milioni restituito all'odore dell'inchiesta ministeriale in una scatola di scarpe? Un burattino esibizionista, naturalmente ».

La Cia? E in che modo?
«Attraverso informazioni soffiate alle procure. E attraverso la mafia. Andreotti e Craxi sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furono dirottati da Craxi all'Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più, gli anni dal '92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più interventiste e implacabili».


Diamo credito a Cossiga, sia per la sua età e sia perché non ha niente da perdere né da guadagnare. Supponendo quindi che quello che dice sia vero, abbiamo qui un chiaro, e forse ripetuto altrove, schema d'attacco anglosassone:
1) Gli Stati Uniti devono governare il mondo, per motivi economici, e forse perché sono malati....
2) Quindi devono appoggiare i governi dittatoriali o quelli che fanno affari con loro, come Israele. In altre parole, non devono permettere che movimenti popolari e relamente democratici abbiano la meglio sul Paese.
3) Quindi, cosa fanno se si accorgono che nei loro Stati satelliti non riescono a fermare i movimenti popolari democratici?
3-a) O ritirano gli investimenti facendo scoppiare l'inflazione e costrigendo di fatto gli Stati poveri o controllati ad avere la meglio sulla popolazione
3-b) O fanno scoppiare megascandali "legalizzati" in quegli Stati che aiutano gli Stati "ribelli" agli Stati Uniti, come l'Olp e l'Italia (stando alle dichiarazioni di Cossiga).
4) In questo modo favorisce la salita di poteri molto approssimativi e controllabili, come il potere Berlusconi, molto pragmatico e poco umanitario.
5) Fino a fargli ottenere per ben 3 volte la maggioranza in Italia, una maggioranza che solo la natura, con la sua saggezza e i suoi strumenti, potrà distruggere.

lunedì 30 giugno 2008

Il fine giustifica i mezzi?


Se guardiamo a quello che pensa e fa Maroni, sembra proprio di sì.
Maroni giustifica tutto in nome della sicurezza dei cittadini.
Dovessimo pur mettere il filo spinato galleggiante sulle coste della puglia fino ad arrivare a Malta. "Siamo in pericolo, aiuto!!! I rom mangiano i bambini!!".
Maroni è a piede libero. Non ha guinzaglio. Perché il suo padrone è quello che è.
E chi è Berlusconi?

Ormai, non abbiamo dubbi che Berlusconi e Bush si assomiglino del tutto.
Almeno in termini intellettuali e non di statura fisica!
Il paragone è dovuto, perché come è dimostrato dagli eventi e dagli ampi documentari accessibili a tutti, come quelli di Michael Moore o del generale Clark, Bush non pensa. Bush non ha un cervello proprio. Esegue ordini da una regia a noi sconosciuta e ignota, ma immaginabile: burocrati, banchieri, petrolieri, armieri eccetera. Berlusconi non sappiamo ancora a quale regia obbedisce. Da dove prende le parole che dice. La cosa importante per loro due, e per le loro regie, è che loro siano al potere. Che due come loro, con poco intelletto (nel senso vero della parola, intelligere, cioè leggere dentro), con poco senso critico e democratico, con testardaggine immotivata e fascista, imbottiti di cultura del soldo e della ricchezza o di un'idea astratta di patria, siano al potere. Questo davvero interessa alle loro regie. Forse dovremmo aprire un altro blog dedicato a loro.

martedì 17 giugno 2008

I tres amigos

Bush a Roma.
Di Bush e Putin sappiamo tutti che sono dei massacratori di uomini. Uno fa finta di niente
con tutti i morti innocenti dell'Iraq, e l'altro fa finta di niente con tutti i massacari in Cecenia.
Ma, Berlusconi cosa centra co sti due? Perche' li chiama amici?
Chi e' Berlusconi?
1) Quando Bush e' venuto a Roma, non ha fatto altro che leccargli le sottane. Ma per cosa? Cosa dobbiamo noi all'America di Bush? Perche' l'Itaila di Berlusconi e' cosi' allibita quando si parla di mandare truppe italiane in Afghanistan? Lo sapete che in Afghanistan la NATO sta massacrando donne e bambini? E vi sembra questa la civilta'?
2) Il nostro presidente che si augura che vinca McCain solo perche' e piu' vecchio di lui, secondo voi che uomo e'? Un capo di stato le cui battute fanno trapelare una cosa molto lampante: il suo culto della personalita'. I suoi capelli rifatti, le sue campagne elettorali pompose, la sua superbia, arroganza...
3) Pur di riavere il potere, ha dato il paese ai razzisti. E ora non sa come uscirne.

mercoledì 4 giugno 2008

Presidente, di cosa soffre?

In un nostro recente post, c'eravamo chiesti cosa avrebbe fatto il governo Berlusconi a seguito delle pesanti critiche venute dall'ONU in merito ai piani di regolazione dell'immigrazione al varo nel parlamento italiano. E avevamo prospettato due alternative.
Ma ce n'era una terza! Mi ero dimenticato del nostro soggetto principale: il signor Berlusconi!
Che riesce sempre a sorprendere tutti.
Infatti, in un faccia a faccia con il presidente francese Sarkosky, ha detto che "secondo lui il reato di immigrazione non va considerato".
Ma se qualche settimana prima, a Napoli, aveva firmato il ddl insieme a Maroni!!
Abbiamo un presidente scordarello o voltagabbana o terzino....di cosa soffre?

Uno dei suoi ministri, il signor Maroni, dice che deluderebbero milioni di elettori se non mettessero il reato di immigrazione. Anche il signor Maroni e' corto di cervello:
1) i milioni di elettori hanno chiesto sicurezza al Paese, non l'insorgere di leggi razziali
2) i milioni di elettori non sono tutti gli italiani
3) se e' vero che siamo in un mondo globale, come mai non da' ascolto all'ONU, che le bacchetta le mani? O lei si crede piu' grande di tutti?
4) Ne conosco un altro che le denunce dell'ONU se le mette sotto gamba, Bush, grande amico di Berlusconi.