Come tutti sapranno, in Italia è morta Eluana, la donna che viveva da lunghissimo tempo in stato cosiddetto "vegetale". Vorremmo piuttosto chiamarlo stato ignoto.
La vicenda, come altre in passato in questo Paese, è diventata, grazie alla mancanza di pudore dei giornalisti (berlusconiani), una vicenda della politica che, come al solito, ha preso la vicenda e l'ha strumentalizzata. Berlusconi, che si basa sugli elettori cattolici, non ha potuto far altro che uniformarsi al pensiero vaticano e, anche questa volta, per lui "Roma vale qualsiasi opinione".
Il mio personale parere è alquanto semplice. Si è trattato di smettere l'accanimento terapeutico.
Che significa sospendere le cure mediche che, invece di migliorare la persona, la pongono in uno stato di continuo e lento deterioramento. Anche se io stesso non mi fido di questo pensiero, perché 1) non sappiamo cosa succede nel malato (magari sente e percepisce per altre vie 2) non sappiamo se domani stesso guarirà, vorrei soffermarmi sul cosiddeto testamento biologico.
Molti, sui blog, si sono lanciati a fare il proprio testamento biologico. Sostenitori di questo documento sono, come al solito, gli anticlericali che scambiano la libertà personale con il mistero della persona umana. Per loro, l'unico metro di giudizio si riduce alle esigenze della loro libertà, anche se erronea.
Ma, supponiamo di appoggiare questa pretesa. C'è un solo problema. E' che questa pretesa assomiglia a un paradosso. Perchéà:
1) Se la permettiamo, allora dobbiamo anche stabilire chi deve metterla in pratica. Il richiedente non può, visto che non può agire. Ergo, solo una terza persona può farlo. Quindi, il malato, inabile di cambiare un documento scritto magari per sbaglio, delega l'atto di "uccisione" a una terza persona, che, stando alle leggi, diventa uccisore.
2) Permettere simile pretesa. significa che la persona può decidere quando e come vuole di togliersi la vita. Non è lo stesso che dire che il suicidio è lecito? Ma ricadiamo nel caso precedente, perché il suicidio presuppone lo stato vigile della persona, mentre qui la persona è addormentata. Quindi è suicidio o omicidio?
3) Se permettiamo questo documento, vuol dire che, in fin dei conti, ognuno decide come morire. Quindi non sarebbe lecito vendere anche la droga?
4) E quelli nati dalla nascita in stato vegetale? Come facciamo? Chi li toglie di mezzo? Non hanno avuto nemmeno la possibilità di decidere...
Non so. Forse l'accanimento terapeutico è la via migliore per risolvere l'inghippo, a patto che non si trasformi in eutanasia (cosa mostruosa, come accade in alcuni Paesi europei in declino)
Si parla, spesso, male dell'oriente, chiamandoli pagani. Per molti versi lo è. Ma ci sono Paesi orientali dove né l'accanimento terapeutico né l'eutanasia sono permessi. Considerano la vita, forse, più sacra di quanto lo facciamo noi.
Purtroppo in Italia c'è un quarto potere che confonde le cose e le esalta fino alle stelle. E' il potere mediatico. Nessun pudore per nulla, come si deduce dal formato di qualsiasi testata giornalistica, dove la morte dei bambini palestinesi è affiancata alle foto dei culi di quelli del GrandeFratello. Questo la dice tutta sulla discesa dove stiamo viaggiando.
venerdì 13 febbraio 2009
A parte l'etica
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venerdì 9 gennaio 2009
Di buon mattino
Dedico un minuto per rispondere al nostro ministro degli Esteri, che, stando alle sue parole, dimostra di essere filo-americano-bushiano e filo-israeliano.
Il cardinale Martino invece non ha peli sulla lingua e la dice chiara: la striscia di Gaza è un lager.
Le parole, che spesso sono peggio della spada, dette e ridette in ogni poltrona dell'Europa assomigliano a queste: "la colpa è di Hamas che usa i civili come uno scudo umano".
Rispondiamo per punti, calmando la nostra ira di fronte a tale cinismo.
1) Qualcuno ricorda il detto "usare il cannone per ammazzare la mosca"? Possiamo anche ammazzare la mosca, me di quelli che abitano in casa con la mosca cosa diciamo?
2) Quando Geddafi sparava missili nel Mediterraneo, non mi sembra che l'Italia abbia bombardato la Libia.
3) Rispondere con una forza sproporzionata e barbara dimostra due cose. Prima, la debolezza di Israele, o comunque, della parte "offesa" che risponde, in quanto non sa controllarsi, manca di una nervatura di prudenza che sarebbe una vera virtu' per i politici. Seconda, la sua politica del tutto razzista,o di classe, se vogliamo usare termini piu' italiani. Esiste una razza, quella israeliana, superiore a quella palesinese. Per cui bombardare sui civili non fa né caldo né freddo. Oppure, esiste la classe Israeliana e la classe Palesinese, che pur se da 60 anni vive da cani nei campi profughi, depradata di tutto, non ha diritto ad alzare la mano.
4) Quando la mafia metteva le bombe in Sicilia (e altro che missili, quintali di tritolo!), non mi sembra che l'aviazione abbia bombardato la Sicilia. Erano questioni interne, certo, ma, stando a Israele, che si considera l'unico proprietario della Palestina, non dovrebbe, allora, mandare la Polizia a stanare i terroristi?
5) Se è vero che i cugini degli Americani sono gli Inglesi, io azzarderei anche la verità che i fratelli degli Americani sono gli Israeliani. E da loro hanno imparato come si fa. Guardando all'Iraq si sono aperte mille nuove possibilità per Israele. "Se l'ha fatto l'America con l'Iraq, lo possiamo fare anche noi..."
6) Infine, il cinismo di Frattini: "Hamas è il problema". Se avesse detto "il problema è che la povertà, la miseria, la continua umiliazione nelle piu' elementari cose della vita, come l'avere un tetto e delle camicie pulite, le ingiustizie gravi e le ferite profonde del passato: sono questo il problema. E ,forse, lenirle, o aumentare gli sforzi di cooperazione, non solo confinati a qualche ONG sbrandellata, potrebbe diminuire la rabbia, forse anche comprensibile dei terroristi. Qui non si tratta di terrorismo puro, cioè azione armata per sovvertire il governo. Si tratta - e gli stessi terroristi lo dicono - come unica difesa del nostro popolo martoriato. Cerchiamo, allora, prima di sradicare le cause del terrorismo, e dopo agiremo. E il nostro lavoro di collaborazione non sarà fermato dalla violenza dei gruppi armati, o, almeno, non risponderemo da folli, ma affideremo tutto alla giustizia, nel rispetto dei popoli".
Ma questo non si chiamerebbe Frattini, e al governo non ci sarebbe Berlusconi.
Prima, per giustificare le vittime innocenti, si usava un termine caro agli Americani: "acceptable losses". Adesso non si usa piu'. Sembra che la soglia delle perdite accettabili sia stata superata.
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lunedì 5 gennaio 2009
La fine del buon senso
Torniamo a parlare di Palestina, interrompendo come al soito le nostre analisi sul governo Berlusconi.
Parlando con conoscenti, mi dicevano "Hamas è colpevole perché sapeva che Israele avrebbe reagito come ha fatto altre volte".
Pensiero questo condiviso dalla maggior parte dei diplomatici, compreso il nostro Frattini con la sua frase che rasenta il ridicolo: "non c'è chi vince e chi perde" (dovremmo dirlo a tutte le madri che hanno visto massacrati i loro bambini nelle notti di inizio d'anno per capire cosa significa perdere qualcosa).
Pensiero falsamente giusto, che cerca di dare una giustificazione, che cerca di trovare una motivo (durante le discussioni della pausa caffé, dove, per non sembrare poco originale, si deve dire la propria).
Ebbene, semplice domanda: se un moccioso vi molesta tirandovi addosso dei sassolini, voi cosa fareste? Partireste per incendiargli la casa?
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